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Categoria poesia
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Umberto Fiori

di fabiofoti (12/02/2007 - 18:56)

Umberto Fiori viene dalla musica, anzi dal rock, essendo stato il cantante degli Stormy Six. Dal 1986 ad oggi ha pubblicato sei raccolte di poesie, per lo più con l'editore Marcos y Marcos. La sua è una poesia apparentemente semplice, molto vicina al linguaggio quotidiano, eppure mai sciatta, mai compiaciuta di descrittivismo. Sembra una scrittura "spontanea", sorgiva, poco debitrice alla tradizione poetica, anche a quella avanguardistica o sperimentale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di una vocazione ingenua, ma piuttosto di una matura autonomia tanto stilistica quanto filosofica. Perchè Fiori ha cose molto importanti da dire, su come viviamo, sul nostro modo di stare nel mondo, sul linguaggio che abbiamo (che siamo). Sembra che voglia mostrarci una diversa prospettiva sulle cose. Non è ambizione da poco, infatti molti poeti, anche tra i maggiori, tendono a ripiegarsi sul sé oppure sul linguaggio, pur di non affrontare il mondo. Per Fiori, invece, il mondo c'è, proprio impossibile da non vedere. Ma noi umani siamo maestri nel fingere vicinanze, prossimità che illudono e nascondono, parziali cecità che rassicurano. Perdendo il mondo, ci perdiamo l'un l'altro, ci arrocchiamo in soggettività destinate allo scacco. Ecco che la poesia di Fiori ci restituisce uno sguardo perduto sulle cose, sull'ambiente, sulla realtà dell'esperienza. E ci prospetta la possibilità di un'apertura percettiva che è nello stesso tempo consolazione, senso del limite e invito solidale ad una svolta etica. Sorprendentemente, non appare mai come uno che ne sa più del lettore, ma come un uomo che riconosce l'amore del mondo concreto e lo dice apertamente, lo mostra a chi l'ha dimenticato.

"Tutto è là fuori. / Niente nessuno sente questa scossa / dentro, di terremoto." (versi tratti da Così, poesia inclusa in Esempi, raccolta del 1992 riedita nel 2004 da Marcos y Marcos)

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